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venerdì, Febbraio 3, 2023

I costruttori Psicologici dell’ansia

Quando l’ansia diventa ingestibile e non si riesce da soli a controllarla, può essere utile rivolgersi ad uno psicologo.

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Il circolo dell’ansia di Wells

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Obbligo di controllo, perfezionismo patologico, pensiero catastrofico, autovalutazione negativa e intolleranza dell’incertezza

Secondo la teoria cognitiva i costrutti principali dell’ansia sono lo sproporzionato timore del danno e la tendenza a previsioni catastrofiche, la tendenza al controllo, l’intolleranza dell’incertezza, il timore dell’imprevisto, il timore dell’errore o perfezionismo patologico e l’autovalutazione negativa.

Queste credenze sono sempre o spesso presenti nei vari disturbi d’ansia così come sono definiti dal DSM-IV e anche in altri disturbi con elevata componente ansiosa, come i disturbi alimentari o l’ipocondria.

Il terreno psicologico comune dei fenomeni clinici noti come ansia, rimuginio, panico e fobie è l’emozione della paura.

Il contenuto cognitivo della paura implica una valutazione di pericolo e danno imminente. La tendenza a produrre previsioni negative e catastrofiche è presente in maggioranza nei soggetti ansiosi.

Dal punto di vista clinico il soggetto ansioso sarebbe incline a pensare che le cose in genere tendenzialmente vadano male o addirittura verso la catastrofe.

I costrutti cognitivi dell’ansia si potranno, dunque, manifestare attraverso catene più o meno lunghe di previsioni negative.

Un altro costrutto è il timore dell’errore, o perfezionismo patologico, legato a prestazioni elevate e ai pericoli ad essi connessi.

Il timore dell’errore può essere concettualizzato come una credenza sottordinata al timore del danno e alla tendenza al controllo.

Il timore dell’errore comporta una scarsa flessibilità dell’atteggiamento cognitivo del soggetto perfezionista e una tendenza ad aspettarsi che i suoi scopi, previsioni e piani si avverino in ogni dettaglio.

Un altro costrutto riguarda l’autosvalutazione negativa, ossi la tendenza a prevedere scenari catastrofici derivanti direttamente da una valutazione negativa sia delle proprie capacità pratiche sia delle proprie capacità di autocontrollo emotivo.

Il circolo dell’ansia di Wells mostra come alla base dei disturbi d’ansia vi siano erronee interpretazioni di eventi fisici e mentali.

Il circolo dell’ansia di Wells mostra come alla base dei disturbi d’ansia vi siano erronee interpretazioni di eventi fisici e mentali.

Secondo questa teoria, chi manifesta un disturbo d’ansia tende ad interpretare in maniera errata eventi normali e a volte innocui come un segnale di un imminente pericolo o catastrofe.

Secondo Wells in queste persone si verrebbe a creare un circolo vizioso.

Tale circolo parte da uno stimolo, esterno (una frase detta da un amico, la visione di un oggetto, …) o interno (pensiero, sensazione fisica, …) che viene interpretato dalla persona come precursore di una minaccia, ad esempio, una malattia o un evento doloroso.

In seguito a questa interpretazione di imminente pericolo si produce lo stato d’ansia che attiva il nostro organismo per essere pronto a reagire attaccando il probabile pericolo o fuggendo da esso.

Assieme alla sensazione di ansia e preoccupazione si associano gli inevitabili sintomi somatici, come sudorazione, tachicardia, respiro affannoso che, invece di essere giudicati il prodotto del proprio stato ansioso, vengono erroneamente giudicati come precursori essi stessi di un ulteriore pericolo e così il circolo ricomincia dal primo punto creando un livello sempre più alto di agitazione che può culminare in un vero e proprio attacco di panico.

Successivamente, poiché l’esperienza di un attacco di panico è particolarmente sconvolgente la persona farà di tutto per evitare che esso si ripresenti.

Tuttavia, i comportamenti che vengono messi in atto per cercare di evitare un ulteriore attacco d’ansia sono spesso infruttuosi ma anzi agiscono essi stessi come stimoli ansiogeni.

Evitare, ad esempio, i luoghi in cui si è prodotto l’attacco di panico non fa che renderli sempre più spaventosi.

Infatti, meno si frequenta un posto più esso diventa meno familiare e quindi lo si percepisce come meno sicuro.

Quando si è poi costretti a recarsi in un posto che si è cercato in tutti modi di evitare è comprensibile che si produca un forte stato d’ansia cosa, che si era cercato di tenere sotto controllo proprio attraverso l’evitamento.

Un altro comportamento poco funzionale è quello di concentrarsi sulle proprie sensazioni corporee.

Le persone, infatti, tendono a credere che concentrandosi sul proprio corpo possano gestirlo meglio.

In realtà, tenere l’attenzione concentrata sulle proprie sensazioni fisiche porta come conseguenza il percepire qualsiasi stimolo corporeo, anche il più piccolo ed innocuo, che tende poi ad essere interpretato in maniera distorta come sintomo di una malattia.

Una tecnica utile per gestire l’ansia può essere quella di distogliere l’attenzione da ciò che ci fa paura per concentrarci su un luogo o su un pensiero rassicurante, ad esempio, pensare alla spiaggia in cui si è stati l’estate scorsa o pensare al senso di pace che si è provato addormentandosi vicino proprio partner.

Quando l’ansia diventa ingestibile e non si riesce da soli a controllarla, può essere utile rivolgersi ad uno psicologo.

dottoressachong@gmail.com
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