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mercoledì, Febbraio 8, 2023

Da una lacrima e una preghiera

La salvezza per il capitano ghibellino, caduto a Campaldino, arriva in punto di morte in virtù di una sola «lagrimetta» di pentimento, che però nello sguardo amoroso di Dio è come un secondo battesimo.

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Dante incontra anche Bonconte da Montefeltro il cui cadavere ferito a morte nella Battaglia di Campaldino, fu conteso tra un angelo e un diavolo, e quindi disperso da una tempesta diabolica in Arno, dove non fu mai ritrovato

La salvezza per il capitano ghibellino, caduto a Campaldino, arriva in punto di morte in virtù di una sola «lagrimetta» di pentimento, che però nello sguardo amoroso di Dio è come un secondo battesimo.

Oh!”, rispuos’elli, “a piè del Casentino
traversa un’acqua c’ ha nome l’Archiano,
che sovra l’Ermo nasce in Apennino.
Là ’ve ’l vocabol suo diventa vano,
arriva’ io forato ne la gola,
fuggendo a piede e sanguinando il piano.
Quivi perdei la vista e la parola;
nel nome di Maria fini’, e quivi
caddi, e rimase la mia carne sola.
Io dirò vero, e tu ’l ridì tra ’ vivi:
l’angel di Dio mi prese, e quel d’inferno
gridava: “O tu del ciel, perché mi privi?
Tu te ne porti di costui l’etterno
per una lagrimetta che ’l mi toglie;
ma io farò de l’altro altro governo!”.
Ben sai come ne l’aere si raccoglie
quell’umido vapor che in acqua riede,
tosto che sale dove ’l freddo il coglie.
Giunse quel mal voler che pur mal chiede
con lo ’ntelletto, e mosse il fummo e ’l vento
per la virtù che sua natura diede.
Indi la valle, come ’l dì fu spento,
da Pratomagno al gran giogo coperse
di nebbia; e ’l ciel di sopra fece intento,
sì che ’l pregno aere in acqua si converse;
la pioggia cadde, e a’ fossati venne
di lei ciò che la terra non sofferse;
e come ai rivi grandi si convenne,
ver’ lo fiume real tanto veloce
si ruinò, che nulla la ritenne.
Lo corpo mio gelato in su la foce
trovò l’Archian rubesto; e quel sospinse
ne l’Arno, e sciolse al mio petto la croce
ch’i’ fe’ di me quando ’l dolor mi vinse;
voltòmmi per le ripe e per lo fondo,
poi di sua preda mi coperse e cinse”.

Purgatorio, V, 94-129.

 

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