Il “MOSTRO DI FIRENZE”: si avvicina la verità? Intervista con il criminologo Luca Marrone

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Professore, Criminologo e Criminal Profiler Luca Marrone

È probabilmente il caso giudiziario più drammatico e clamoroso del nostro Paese. Quattordici, forse sedici, duplici omicidi; agghiaccianti mutilazioni come firma dei delitti; una pistola, la famigerata Beretta calibro 22, di cui il Mostro si è sempre servito e che non è mai stata recuperata; indagini lunghe, articolate, complesse, piene di colpi di scena e di false piste.

Un possibile colpevole, Pietro Pacciani, condannato in primo grado e assolto in appello per non aver commesso il fatto (sentenza annullata dalla Cassazione, giudizio di rinvio non celebrato per la morte dello stesso Pacciani); i cosiddetti “compagni di merende” condannati solo per alcuni dei duplici omicidi, come complici del contadino di Mercatale. E poi, l’ipotizzato “secondo livello” dei mandanti, presunti affiliati a una misteriosa e indefinita setta occultistico-satanica.

Questa la vicenda secondo la ricostruzione ufficiale.

E una miriade di scenari alternativi, di ipotesi, di congetture.

Anche, di polemiche e controversie.

Negli ultimi mesi, sui giornali, non solo italiani, si è tornato a parlare insistentemente dei delitti del “Mostro di Firenze” e degli sviluppi che l’indagine starebbe attualmente registrando, a più di cinquant’anni dal delitto del 1968, secondo alcuni il primo della serie di duplici omicidi che, fino al 1985, ha insanguinato le campagne toscane.

Ne parliamo con il criminologo Luca Marrone, docente presso l’Università “Lumsa”, Criminal Profiler e autore, con la collega Micaela Marrazzo, di un libro proprio dedicato allo sfuggente omicida seriale.

“Quali novità importanti si registrano in questi mesi? Che sta succedendo, esattamente?”

“Vari, interessanti sviluppi. Il GIP di Firenze ha recentemente autorizzato gli avvocati dei parenti di alcune vittime a prendere visione degli atti del procedimento.

Scopo degli istanti, quello di effettuare indagini difensive e percorrere scenari investigativi all’epoca trascurati.

Gli avvocati, a quanto pare, starebbero incontrando alcune difficoltà nell’acquisire effettivamente gli atti, ma ovviamente mi auguro che le loro ragioni vengano accolte.

Poi si è riparlato del bossolo trovato nell’orto di Pacciani nel corso di una perquisizione e su cui si era bastata la sua condanna in primo grado: già all’epoca dell’assoluzione in appello, la Corte aveva messo in dubbio la genuinità della prova, che ora sembrerebbe definitivamente esclusa da relazioni tecniche più recenti.

E poi, gli stessi avvocati hanno annunciato che procederanno a chiedere la revisione della condanna dei compagni di merende, su incarico del nipote di uno di loro.

Ancora, la commissione parlamentare antimafia ha da poco stilato una relazione che, richiamando dichiarazioni di Angelo Izzo, uno dei responsabili del massacro del Circeo (da cui già erano scaturite indagini poi archiviate), prende nuovamente in esame la cosiddetta pista esoterica con il ‘recupero’ di Francesco Narducci, morto nel 1985 in circostanze misteriose. Insomma, sembrerebbero profilarsi sviluppi in varie direzioni”.

“Potrebbe parlarci degli scenari investigativi all’epoca trascurati?”

“Sì, su cui i difensori dei parenti delle vittime intendono indagare, con il supporto del documentarista Paolo Cochi, profondo conoscitore della vicenda.

Sembra che vogliano concentrarsi, tra l’altro, su un soggetto che, tra il 1984 e il 1985, aveva già suscitato l’interesse degli investigatori, e del quale vi sono le descrizioni, concordanti, di vari testimoni.

Uno lo avrebbe visto interessarsi alle vittime del 1984, poche ore prima che si verificasse il duplice omicidio.

Un soggetto alto, robusto, elegante, stempiato, con i capelli biondo-rossicci e, forse, un anello con uno stemma.

E il volto atteggiato in una curiosa espressione di rabbia, di odio – quasi uno spasmo incontrollato – quando, appunto, osservava i ragazzi.

Si torna a parlare spesso di questo soggetto, che i cultori del caso sono soliti chiamare il ‘Rosso del Mugello’, perché avvistato appunto in quella zona”.

“Che altro sappiamo di lui?”

“Potrebbe forse trattarsi della stessa persona, originaria del Mugello, che negli anni Sessanta aveva subito una perquisizione nell’ambito delle indagini sul furto di una Beretta .22 mai recuperata e che era stata denunciata per reati contro la “libertà sessuale”.

Costui, nel giugno 1985, era stato sottoposto a un’ulteriore perquisizione, proprio correlata alle indagini sui delitti del Mostro ma, sembra, senza esiti significativi.

A quanto si legge sui giornali, il soggetto sarebbe stato vicino agli ambienti giudiziari, voce già circolata in passato”.

“Secondo lei, Professore, è uno scenario credibile?”

“Di certo meritevole di approfondimento. In questi anni, sono state recuperate tracce genetiche verosimilmente riconducibili al Mostro e, dunque, potrebbe essere possibile effettuare le necessarie comparazioni a fini identificativi”.

“A suo parere, la pista esoterica ha fondamento? Quelli del Mostro sono delitti a sfondo occultistico-satanico?”

“Se dobbiamo basarci su quanto sostiene la letteratura specialistica in merito agli indicatori, riscontrabili sulla scena di un crimine, idonei a identificare quest’ultimo appunto come delitto a connotazione occultistico-rituale, tali indicatori risulterebbero assenti nel caso del Mostro.

E più di un esperto esclude che l’omicida agisse ispirato da simili suggestioni.

Ma certo, la pista esoterica ha molta presa a livello mediatico.

E sembrerebbe riemergere con riferimento ad altre vicende, che certe interpretazioni intersecano con quella del Mostro”.

“Chi era il Mostro di Firenze, secondo lei, Professore?”

“Una figura complessa e il criminal profiling non è una scienza esatta. Non credo quindi di potermi permettere le certezze assolute, ‘granitiche’, ostentate da altri.

Con tutta la prudenza del caso, ritengo che il soggetto potrebbe ricondursi alla categoria del serial killer missionario più che a quella del “lustmurderer”, come sostenuto da più parti; credo agisse per punire persone che, a suo giudizio, adottavano condotte meritevoli di censura; non tanto un sadico, probabilmente un soggetto affetto da paranoia.

Le atroci mutilazioni che infliggeva post mortem alle vittime femminili, su cui focalizzava la propria attitudine censoria, sembrerebbero più trofei prelevati all’esito di una “spedizione punitiva” che feticci con cui gratificarsi sessualmente.

Dotato di una certa prontezza di riflessi e prestanza fisica.

Applicando al caso la specifica prospettiva analitica del geographical profiling, si approda alla ragionevole ipotesi che il soggetto possa effettivamente essere nato nel Mugello o, comunque, aver vissuto a lungo nella zona.

Ho qualche idea sul suo possibile retroterra personale, su gusti, frequentazioni, opinioni politiche, ma chissà.

Aspettiamo gli auspicati sviluppi, augurandoci che approdino a certezze, possibilmente basate su riscontri forensi”.

Ecco le novità più salienti su questo famigerato Serial Killer, raccontate da chi ha “toccato con mano”, in diverse circostanze, la questione.

Avremo mai la certezza su chi fosse?

Queste vittime avranno mai “giustizia”?

Speriamo che presto le famiglie delle vittime possano avere delle risposte.

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