GIUSTIZIA IN ECCESSO O IN DIFETTO

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Che cosa è la giustizia?
 Forse quel principio in base al quale ogni persona, indipendentemente dall’età, dal sesso e dalla nazionalità, viene resa partecipe della vita sociale con tutti i diritti e i doveri che ne conseguono?
Oppure per giustizia intendiamo quel clima nel quale ciascuno si sente libero di agire nella maniera più opportuna perché guidato dalla consapevolezza che le sue azioni, se corrette, riceveranno merito, e se scorrette verranno prontamente punite?
Questi vari concetti che sottendono la parola giustizia sono alla base della sana vita in società , non solo nel nostro Paese ma in generale, come qualcosa di comune all’essere umano.
Ecco però che emergono palesemente alcune incongruenze, alcune irregolarità  che fanno storcere il naso: si ragionerà  sull’Italia, dove specialmente negli ultimi tempi si assiste ad autentici abusi di questo tanto sacro principio.
Una nota testata giornalistica italiana ha riportato recentemente che circa due settimane una donna di 85 anni anni è detenuta presso il carcere di San Vittore a Milano.
Non c’è da stupirsi se il nostro lettore ritorna a leggere il numero degli anni: si tratta di una età inusuale per essere arrestati.
La causa, dunque, certamente deve essere grave per meritare un tale impeccabile sfoggio di giustizia? Antigone, associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, precisa che “la condanna definitiva [dell’anziana] di soli 8 mesi, scaturita dall’occupazione abusiva di un alloggio.
Ora, per quanto si possa, anzi, si debba tenere in elevatissima considerazione il principio di sociale equilibrio e giustizia, ci si potrebbe forse trattenere dal rimarcare come, in questo caso, ve ne sia stata una storpiatura, un eccesso di zelo non immotivato in sè, quanto piuttosto nei metodi di applicazione?
Il tutto si acuisce leggendo, come riporta la stessa fonte, che accerta che la signora non è più autosufficiente, richiedendo un’assistenza personale e una gestione sanitaria costante da parte di altre detenute e degli operatori.
Viene dunque naturale chiedersi, a questo livello, quanto di veramente corretto possa trovarsi dietro ad una simile vicenda: non è opportuno mettere in dubbio la punibilità  del soggetto, il quale, per quanto la sua età renderebbe il tutto psicologicamente più delicato, si è certamente comportato in maniera avversa alle leggi. Tuttavia, è il caso di applicarsi al punto tale da rinchiudere una anziana di 85 anni in carcere, per una durata di 8 mesi che già  bastano a pesare come una eternità ?
Come sottolinea Valeria Verdolini, responsabile della sede lombarda di Antigone, la vicenda, o meglio, la sua tipologia, investe due questioni: la sempre maggior frequenza con cui persone anche ultrasettantenni o ultraottantenni entrano in carcere, e la questione centrale della residenza, che impedisce una vera e propria presa in carico da parte dei servizi, lasciando al penitenziario l’onere di gestione residuale.
Dati alla mano, come riporta la stessa fonte da cui abbiamo tratto in precedenza, al 30 giugno 2022 si contavano 1.065 detenuti che hanno più di 70 anni, rappresentando questi quasi il 2% della popolazione detenuta.
Un numero che negli anni recenti è in costante crescita” sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, che continua: questo passa anche dal creare strutture di sostegno sociale e abitativo che consentano a queste persone […] di poter accedere a misure alternative, senza che proprio la condizione sociale di partenza diventi un ulteriore elemento discriminante”.
Ecco dunque una cosa  a cui ci troviamo di fronte: un esempio di giustizia, penale nel nostro caso, che non ha saputo tenere conto del contesto nel quale si applicava, della persona in questione e delle sue condizioni fisiche e psicologiche.
Tutto questo mentre, nel frattempo, proprio di fronte agli occhi sfilano palesi casi di mancata punizione di comportamenti molto spesso peggiori in gravità  ed effetti, commessi da soggetti assai più meritevoli di una 85enne di passare tempo dietro alle sbarre.
Di nuovo quindi uno dei più pesanti paradossi che tanto nel nostro Paese quanto in molti altri non tarda a ripetersi: se davvero chiediamo la giustizia, se la difendiamo e la vantiamo con orgoglio, possiamo forse voltare lo sguardo di fronte alle sue storpiature, alle sue piccole grandi inumanità , ai suoi sbagli che, oltre a ripercuotersi sui cittadini, ne danneggiano anche la stessa credibilità?
Boris Borlenghi

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