DRACULA: TRA STORIA E LEGGENDA

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DRACULA deriva il suo nome da “DRACUL” nome con cui i contemporanei chiamavano suo padre, VLAD II, della principesca famiglia dei Basarab. Due sono le interpretazioni sull’origine di questa parola: una associa “Dracul” con il diavolo (DRAC in rumeno significa appunto diavolo e il suffisso UL è l’articolo determinativo che viene aggiunto in fine di parola); la seconda fa derivare il termine da DRAGO, in quanto l’imperatore Sigismondo di Lussemburgo investì Vlad II dell’Ordine del Drago,  durante una cerimonia ufficiale che ebbe luogo a Norimberga nel 1431. Dracula infatti altri non era che un voivoda della Transilvania, il cui vero nome era Vlad Tepes Dracula (nato intorno al 1431 e assassinato nel 1477), dove Tepes sta per ‘Impalatore’, allusione al metodo preferito da Dracula per infliggere una morte lenta ai suoi nemici. Le atrocità commesse sembrano giustificare le leggende sorte intorno alla sua personalità, sino a rendere plausibile la sua identificazione con il mito del vampiro. Un ritratto del principe di Valacchia ci viene offerto da Enea Silvio Piccolomini, il cui pontificato con il nome di Pio II (1458-64) coincise strettamente con il regno di Dracula che egli ebbe modo di conoscere personalmente:

“ I valacchi sono un popolo che abita al di là del Danubio, tra il mare Eusino e le regioni chiamate Transilvania. (…) Ai nostri giorni fu loro signore Dragula, uomo dal carattere incostante e vario. (…) dopo aver invaso la provincia di Cinibio incendiò moltissimi villaggi pieni di persone e, allo stesso modo, trascinati in Valacchia molti uomini in catene li fece impalare. 

Alcuni mercanti che erano stati attirati dalla promessa di protezione da parte dello Stato, mentre attraversavano la Valacchia con merci preziose, furono uccisi dopo essere stati depredati dei loro beni. Ordinò che gli fossero portati da Vurcia 400 fanciulli per insegnare loro la lingua valacca; invece li chiuse in una fornace e li fece cremare. Fece uccidere gli uomini più nobili della sua stirpe e tutti coloro che erano sui stretti parenti, insieme con mogli e figli. Fece sotterrare alcuni dei suoi servitori fino all’ombelico e li trafisse con frecce, molti altri invece, li scuoiò. (…)

Fece impalare 600 uomini di Vurcia, caduti nelle sue mani mentre si dirigevano verso un’altra provincia (…) dopo aver commesso tante nefandezze, fu infine catturato da Mattia, re di Ungheria, (…). Ancora oggi il valacco langue in carcere, uomo di corporatura grande e bella il cui aspetto sembra adatto al comando, negli uomini spesso, a tal punto differisce l’aspetto fisico dall’animo”.

Da qui nasce l’ispirazione di B. Stoker un giornalista irlandese nato a Dublino nel 1847 ed ivi morto nel 1912

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