Ma “Libertà” non era “Partecipazione”?

Ricusate le nostre liste in tante circoscrizioni,

corriamo al Senato in Emilia Romagna

manifestando il nostro diritto di tribuna.

Gaber

Roma, 28 agosto 2022.

Abbiamo sempre condiviso le parole di Giorgio Gaber, laddove esortava ad abbandonare il menefreghismo (“libertà non è stare su un albero”), laddove distingueva tra diritto e licenza (“libertà non è uno spazio libero”) e – soprattutto – laddove spronava all’impegno civile, ricordando che “libertà è partecipazione”!

Sulla partecipazione e sul buon senso del padre di famiglia, senza gli artifizi o i raggiri di quanto siamo ormai obbligati ad assistere quotidianamente dai politicanti che strillano su tutti i “mainstream media”, abbiamo fondato le “Destre Unite” e il progetto della “Nuova Italia Unita”: un’unità di area tra visioni diverse ma accomunate da un interesse largamente superiore, l’interesse nazionale.

Con piccoli ma significativi radicamenti territoriali abbiamo così scritto – tutti insieme – la vita politica del nostro partito, senza padrini né padroni, e con coerenza, determinazione e assoluta linearità abbiamo (ormai da oltre otto anni) camminato e raccontato la nostra proposta.

Più volte la rabbia e il disgusto hanno virtualmente evocato ad alcuni nostri militanti e dirigenti anche ragionamenti più radicali, ma mai ci siamo abbandonati alla sterile protesta e (con quell’alto senso dello Stato che ci contraddistingue e che vorremmo trasmettere a tutti gli Italiani) ci siamo sempre mossi nell’alveo del pieno rispetto delle leggi e delle Istituzioni, convinti (come siamo) che si possa cambiare, che ci sia bisogno di cambiare, ma che il processo debba sempre avvenire “dall’interno”, attraverso sane evoluzioni intrinseche alla nostra democrazia matura.

Così nel 2018 partecipammo alle Elezioni politiche (forti dell’allora “nuovo” collegamento con il nostro partito europeo di riferimento, l’Alleanza Europea dei Movimenti Nazionali) e nel 2019 alle Elezioni europee, correndo con il nostro simbolo in tutte le circoscrizioni nazionali, presenti su tutte le schede elettorali, da Vipiteno a Pantelleria.

Poi fu la pandemia, poi fu l’emergenza permanente (pandemica, energetica, ambientale o militare, sceglietene la qualificazione che più vi aggrada) e il “governo dei migliori”, quell’accrocchio parlamentare tra pseudo-maggioranza e finta opposizione che – di fatto – ha esautorato la dignità e i doveri delle nostre Camere avvallando, nella salvaguardia di una “casta morente”, qualsiasi azione governativa, largamente oltre ogni forma di rispetto dei dettami costituzionali e delle prassi istituzionali.

Eccoci quindi all’estate del 2022, con il guizzo della suddetta “casta morente” (un tempo forse si sarebbe chiamato “golpe”) e l’ennesima batosta ad ogni possibile forma di partecipazione attiva alla vita politica del Paese.

Con la fine di giugno vengono ratificate le nuove norme correttive della legge elettorale: norme minimali, si badi bene, atte esclusivamente a limitare il gioco e contenere l’evidente e immane manifestazione di malcontento, che si teme potrà emergere dalle urne la sera del prossimo 25 settembre.

Ad esempio viene introdotta l’esenzione dalla raccolta delle firme per coloro che siano costituiti in gruppo parlamentare “al 31 dicembre 2021” (una chiara norma “ad personam” e/o “contra personam”) e soprattutto, nello specifico e per quanto ci compete, viene re-introdotta l’esclusione della validità all’esenzione per chi – come noi – ha conseguito eletti con il proprio partito europeo, ma non nella cosiddetta “quota parte italiana”.

Un vero e proprio assurdo, una palese e reiterata violazione del diritto! Vediamo il perché.

Nel 2014 i Verdi italiani, dopo precedenti pronunce del TAR in tal senso, rivolgendosi alla Corte Europea chiedono e ottengono l’eliminazione della definizione di “quota parte italiana” dalla normativa nazionale: un eletto in Europa è e rimane un eurodeputato (che non può essere discriminato per la sua nazionalità) e come tale può agire su tutto il territorio dell’Unione, non esclusivamente nel suo Paese di elezione.

Grazie a tale “correttivo” in senso di ampliamento partecipativo e democratico, corriamo così ANCHE noi alle elezioni europee del 2019.

Pienamente e compiutamente.

In Italia e in tutti gli altri paesi dell’Unione in cui l’AEMN è presente.

La strada è aperta, l’inghippo è superato.

Così almeno pare. Ma il guizzo del giugno 2022 riporta indietro le lancette dell’orologio e, nell’inserire varie “esenzioni ad personam” non corre rischi per i propri “bravi” (o “migliori”) e reintroduce la norma limitativa, in aperta e palese violazione delle norme europee e delle precedenti pronunce.

Il governo cadrà da lì a pochi giorni, questa volta in fretta e furia il Presidente ci manda tutti al voto (pare quindi che non ci siano più le emergenze che impedirono il voto nella primavera del ’21) e nessuno ha più modo e tempo di impugnare la norma o esprimersi.

Nonostante la violazione in atto, il Ministero dell’Interno manifesta però chiaramente la propria “apertura alla partecipazione”, leggendo in senso più ampio possibile ogni norma: con il deposito dei simboli del 14 agosto scorsi i nostri delegati vengono quindi autorizzati a “depositare e sottoscrivere” le nostre liste, espressione “tecnica” per indicare che siamo autorizzati a correre senza raccolta di sottoscrizioni (cioè senza firme). 

In tal senso ci siamo quindi mossi in queste settimane, accogliendo il più possibile ogni “forza d’area” per offrire a tutti  il proprio spazio e il proprio legittimo “diritto di tribuna” e abbiamo così legittimamente e correttamente presentato liste in dodici regioni italiane, in diciotto circoscrizioni elettorali su ventiquattro.

Il responso è però stato sconvolgente: solo in Emilia Romagna la nostra esenzione viene riconosciuta e le nostre liste accolte.

Altrove la norma da noi invocata non trova riscontro, ritenendo i locali Uffici elettorali regionali presso le Corti di Appello di dover pedissequamente applicare la nuova norma, ritenuta iniqua da noi, dal TAR, dalla Corte Europea, dal Parlamento Europeo e due volte dal Parlamento Italiano.

Nulla vale il successivo ricorso in Corte di Cassazione la quale, a stretto giro, si esprime rigettando le nostre istanze e sostenendo che non si possano evocare regole precedenti laddove nuove regole le hanno modificate.

Normativamente ineccepibile. Largamente opinabile sotto il profilo del diritto.

Nonostante tutto saremo comunque presenti sulle schede elettorali. Tutti gli elettori del Senato dell’Emilia Romagna troveranno il nostro contrassegno e, attraverso questa piccola ma significativa presenza, testimonieremo la nostra esistenza, il nostro legittimo diritto di tribuna, la nostra volontà di partecipazione e il nostro desiderio di cambiamento.

Sosterremo la nostra squadra in loco in ogni modo e, siamo certi e così come in tutte le elezioni precedenti, il responso delle urne segnerà, seppur in minima parte, lo scenario che verrà.

La sfida di questo mese di agosto è stata incredibile. Abbiamo assistito ad alcuni dei più gretti e bassi istinti dell’uomo, come a taluni tradimenti dell’ultimo secondo che hanno anche ostacolato e limitato il deposto delle liste.

Ma più che a negatività, abbiamo soprattutto assistito ad alcune libere, forti e fiere presenze e partecipazioni, a collaborazioni disinteressate e a disponibilità umane commoventi e quasi eroiche, che testimoniano la grandiosità di quella comunità che vuole raccogliersi interno a idee e valori profondi. La mia personale gratitudine va innanzitutto a costoro!

Continuiamo a credere che “libertà sia partecipazione” e, anche nel deserto o lontano dai riflettori dei teatrini e dei teatranti, continuiamo a raccontare fieramente le nostre proposte per una nuova Italia unita, una nuova stagione risorgimentale che ci affranchi “dagli stranieri” (oggi la grande finanza internazionale e gli interessi nazionali altrui) e ci faccia ritrovare “libere le Alpi e le sponde”. Noi siamo sempre pronti “ad unirci a coorte” perché “uniti, per Dio, chi vincerci può”.

Con assoluta determinazione continuiamo con fierezza a ribadire “noi siamo presenti alle elezioni, noi saremo presenti alle elezioni”.

Verrà il momento di ascoltarci, perché non ci arrenderemo mai!

Massimiliano Panero

Segretario nazionale

Destre Unite

Email: segreterianazionale@nuovaitaliaunita.it

1 Comment

  1. Già, partecipazione! Gaber era un uomo al di sopra della massa, era un grande. Ma prima di lui c’è stato un altro uomo, nato agli inizi dell’ottocento a Genova, che aveva fatto della partecipazione uno dei suoi pilastri politici. La teoria della partecipazione di tutti ai frutti del lavoro: capitale e lavoro nelle stesse mani, La monarchia sabauda lo condannò a morte e riuscì a tenerlo in carcere, però, oggi, non c’è paese in Italia che a lui non abbia dedicato un monumento, una strada, una piazza.

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