Perché non possiamo uscire dall’Europa

La globalizzazione ha cambiato le carte in tavola. In un periodo antecedente al commercio globale, il mercato si basava sulla vendita di beni finiti.

E sbagliato fare il paragone, con la Gran Bretagna, la Nostra realtà è completamente diversa da quella inglese.

La Gran Bretagna infatti non ha risentito che in minima parte, per l’uscita dall’Unione Europea, il fatto che disponga di una valuta sovrana, di una Banca Centrale, e grazie soprattutto all’appartenenza al Commonwealth, ha potuto benissimo far fronte alla separazione.

Uscire dall’Unione vorrebbe dire per invece il Nostro Paese perdere circa un anno e mezzo del Pil del nostro Paese .

Ne risentirebbe circa il 40 per cento delle nostre banche.

Dovremmo istituire la “Nuova Lira

Essendo l’Italia un Paese altamente indebitato e che da anni soffre di problemi di bassa crescita, la sua “Nuova Lira” perderebbe subito e rapidamente valore nei confronti di una moneta come l’Euro, che è invece la moneta di un gruppo di 19 Paesi molto ricchi e tra i più solidi al mondo.

La globalizzazione ha cambiato le carte in tavola.

In un periodo antecedente al commercio globale, il mercato si basava sulla vendita di beni finiti.

Oggi invece le “catene del valore” , vengono in parte costruite fuori dal nostro paese

A quel punto, una crisi economica sarebbe inevitabile, perché come sappiamo, l’Italia è un Paese molto indebitato per via delle sue politiche orientate alla ricerca del consenso che negli anni si sono sovrapposte.

Al punto che la strada del fallimento (o default) sarebbe quella più percorribile se l’Italia non riuscisse ad onorare il proprio debito alle varie scadenze.

Con la conseguenza di essere definita come “cattivo debitore” e la subentrante estrema difficoltà ad ottenere soldi in prestito dal resto del mondo.

l’Italexit andrebbe a svantaggio dei detentori di titoli di Stato.

I mercati finanziari guarderebbero con sospetto l’acquisto di Btp, facendo così aumentare i tassi d’interesse richiesti a copertura di un rischio maggiore.

L’Italia, che ha fatto dell’export il suo punto di forza, non ha potuto che guadagnare dalla libera circolazione delle merci.

Dal 2008 le esportazioni sono state in costante aumento.

Nel 2017 più della metà erano dirette verso l’Unione europea, soprattutto verso Germania e Francia.

Nel 2018 le nostre esportazioni hanno registrato ancora un incremento del 3%, ma per i paesi Extra Ue abbiamo registrato soltanto un +1,7%. 

l’Italia continuerebbe a commerciare con il resto dell’Europa che manterrebbe l’Euro, si ritroverebbe a dover pagare di più per i prodotti esteri con ciò che si tradurrebbe in maggiori costi per le imprese che dunque correranno al riparo alzando i prezzi.

l’ inflazione, eroderebbe rapidamente il potere d’acquisto, perché il nostro stipendio si adeguerebbe molto lentamente ad un aumento dei prezzi, facendoci comprare con 20 mila Nuove Lire anziché 7 litri di benzina, per fare un esempio 4 litri

Sul Fronte Immigrazione

L’immigrazione diventerebbe uno dei nostri problemi principali .

Siamo la scialuppa di salvataggio di milioni di disperati.

Uscire dall’Europa ci espone al rischio di una chiusura dei confini con gli altri stati membri. 

Tutta la pressione si scaricherebbe sul nostro Paese

In conclusione  converrebbe davvero vivere in un Paese in cui da ciò non ne beneficerebbero export e turismo, ma i viaggi ed i prodotti esteri sarebbero un lusso, lo spettro del default sempre presente ed una svalutazione dei nostri risparmi sempre dietro l’angolo?

De Ficchy Giovanni

Rispondi