Nei ristoranti di Latina senza pagare: estorsione

Estorsioni nei ristoranti di tutto il Lazio

Bastava presentarsi, sfoggiando un cognome che a Roma fa paura e sottolineando la parentela con il capostipite del clan malavitoso (quello dei funerali in stile Padrino), per ottenere quasi ogni giorno pranzi e cene a scrocco nei ristoranti della Capitale.

L’indagine coordinata dai pm Lucia Lotti e Andrea Cusani, è partita dalla denuncia presentata tre anni fa da un ristoratore. 

Estorsione e tentata estorsione: con queste accuse tre esponenti della famiglia Casamonica, ben radicata nella Capitale ma con legami in tutto il Lazio, sono stati arrestati, su disposizione della procura di Latina, dalla squadra mobile di Latina, in collaborazione con la squadra mobile di Roma e il commissariato Romanina. 

Dinamica del reato

Hanno cenato in un ristorante nella zona del lido di Latina, ordinando piatti dal valore finale di 1600 euro pretendendo poi di non pagare minacciando i titolari.

I tre «vantando la loro appartenenza alla famiglia Casamonica, e dunque palesando la caratura criminale degli appartenenti a tale sodalizio, si rivolgevano ad uno dei soci e ai camerieri che avevano servito loro piatti costosi e bottiglie di champagne, e chiedevano provocatoriamente di scendere in cantina a prendere altre bottiglie costose, uscendo poi dal ristorante senza pagare. Stesso comportamento anche nei confronti del receptionist di un albergo, dove è ubicato il ristorante, ma l’impiegato si è rifiutato di consegnare il denaro in cassa, che gli era stato richiesto».

Gli inquirenti gli agenti hanno accertato un’altra tappa del gruppo: nel pomeriggio, gli indagati si erano trattenuti per varie ore, effettuando diverse consumazioni, all’interno del bistrot nel centro storico di Latina.

Anche qui, «ostentando la propria appartenenza alla famiglia Casamonica, e dunque lasciando implicitamente presagire gravi conseguenze in caso di opposizione allo loro richieste, costringevano il proprietario a farsi consegnare il denaro che questi custodiva in tasca, circa 160 euro; poi si erano allontanati senza pagare le consumazioni, cibo e bevande costose, per circa 600 euro».

De Ficchy Giovanni

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