Russia sempre più vicina al Default

Stop all’ultimo canale rimasto a Mosca per ripagare il proprio debito. 

Una “valvola di sfogo” che ora si chiude: rendendo di fatto inevitabile un default sul debito estero sovrano. Il primo, per la Russia, dal lontano 1917, quando il nuovo Governo bolscevico ripudiò i debiti dell’impero zarista.

Le cifre in gioco

Questa volta, in realtà, le cose sono molto diverse: a Mosca, che parla di default “artificiale”, non mancano le risorse per rispettare gli impegni.

A dispetto del congelamento di 300 miliardi di dollari detenuti in Europa e negli Usa – circa metà delle riserve in valuta accantonate negli anni dalla Banca centrale proprio in previsione di questa grande crisi con l’Occidente – sulla Russia continuano ad affluire pagamenti di gas e petrolio che i prezzi attuali portano anche a un miliardo di dollari al giorno: mentre gli impegni sul debito estero in scadenza da qui alla fine dell’anno sono di 2 miliardi di dollari, su un totale di 20 miliardi di debito in valuta detenuto da stranieri.

Non molto, per Mosca; una cifra «sistematicamente non rilevante» per banche e fondi di investimento occidentali, secondo il Fondo monetario internazionale.

La sede della Banca centrale della Federazione Russa

Tanto che il default russo sembra, ormai, inevitabile.

Gli Stati Uniti hanno annunciato che chiuderanno mercoledì 25 maggio l’ultima strada percorribile dalla Russia per ripagare gli investitori internazionali.

Il Dipartimento del Tesoro americano in una nota fa sapere che non intende rinnovare la concessione che permetteva alla Russia di continuare a pagare gli investitori attraverso le banche americane.

Nel complesso, il governo russo dovrà ripagare circa 20 miliardi di dollari di obbligazioni, per lo più in dollari, e circa 500 milioni di dollari di interessi nel prossimo mese

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