10.000 esuli cubani al mese hanno varcato il confine americano

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Scappano per avere una chance, negli anni 80 si scappava dall’isola per motivi politici, oggi chi va negli Stati Uniti cerca il benessere, magari un giorno tornerà sull’isola da turista, 300 persone al giorno negli ultimi mesi.

Rotte della migrazione

Tre Ondate migratorie in precedenza

La storia delle migrazioni da Cuba verso la Florida può essere suddivisa in tre grandi momenti.

A partire dalla rivoluzione cubana (il periodo compreso tra il 1953 e il 1959, segnato dall’ascesa al potere di Fidel Castro che destituì la dittatura di Fulgencio Batista) le tensioni tra Cuba e Stati Uniti si inasprirono sempre di più: nel 1962 gli Stati Uniti imposero a Cuba un embargo commerciale, economico e finanziario, destinato a durare fino al 2014.

Tanti cubani anticastristi abbandonarono allora Cuba per Miami, in Florida, spesso si trattava in questa prima ondata di persone che appartenevano alla borghesia o alla classi medio-alte, medici, avvocati, architetti.

Nel 1966, a sei anni dall’inizio della grande emigrazione da Cuba, circa 300 mila persone erano state ammesse negli Stati Uniti (su una popolazione di circa 6 milioni di cubani nel 1960).

Il secondo grande esodo di massa avvenne nel 1980, quando 125 mila cubani (in seguito chiamati “marielitos”) si imbarcarono dal porto di Mariel verso il sud della Florida a causa di una grave crisi dell’economia cubana. 

Fidel aprì le carceri, e i manicomi dell’isola in quella occasione, e una percentuale elevata di persone giunte a Miami erano appunto di quel tipo; ricordate il film Scarface, diretto da Brian De Palma, scritto da Oliver Stone e interpretato da Al Pacino, dove viene raccontata la storia di Tony Montana, che appunto era giunto con questa ondata di rifugiati, per questa ragione iniziarono una serie di lunghe e complicate trattative tra i due paesi per rimpatriare i cosiddetti “indesiderabili” e per regolamentare il rilascio controllato dei visti statunitensi a chi voleva lasciare Cuba

Dopo le rivolte dell’agosto del 1994 sul lungomare dell’Avana (il Malecón) provocate da quella crisi, Fidel Castro decise di non continuare a proteggere le frontiere affinché tutte le persone interessate a partire verso gli Stati Uniti potessero farlo senza restrizioni.

Fu questo il terzo esodo , venne raccontato dai giornali di tutto il mondo come la “crisi dei balseros”

Gli esuli fuggivano su piccole improvvisate zattere, chiamate “balse”

Gli Stati Uniti concordarono l’accoglienza annua di 20 mila immigrati cubani, ma confermarono di fatto la precedente politica delle porte aperte, quella conosciuta con il nome di “piedi asciutti-piedi bagnati” attuata durante la presidenza di Bill Clinton: se i migranti venivano intercettati in mare dovevano essere restituiti a Cuba, se invece riuscivano a raggiungere la terra ferma potevano restare.

Miami La Piccola Cuba

Miami non è solo una città bilingue – nel 1963, poco dopo che gli esuli cubani iniziarono ad arrivare, a Coral Way, quartiere residenziale di Miami, venne aperta la prima scuola bilingue degli Stati Uniti – ma anche che la sua economia si regge sui sistemi creati da entrambe le comunità.

Di là il terribile governo Cubano, di qua’ l’Esilio, anche oggi è così.

Nel frattempo il tempo ha continuato a scorrere e quel breve tratto di mare non ha mai smesso di riempirsi di persone alla ricerca di un nuovo sogno e nessuno può più impedirgli di rischiare.

De FICCHY GIOVANNI

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