Quando La storia non insegna

Vagone dove si firmò il trattato

agli stolti.

All’interno di un vagone ferroviario l’11 novembre 1918 la Germania firmava un umiliante armistizio, in questo modo terminava la Prima guerra mondiale.

La Grande Guerra aveva seminato morte e devastazione in tutta Europa, gli accordi di pace, mal gestiti, prepararono il terreno a un nuovo conflitto ancora più cruento.

La pace del 1918 ed i trattati che ne seguirono hanno insegnato a noi europei, o avrebbero dovuto, che è sempre un grave errore umiliare il nemico sconfitto, voler stravincere è sempre elemento che alimenta la guerra successiva.

La conferenza di pace di Parigi avrebbe dovuto ridisegnare la geografia politica mondiale e garantire la pace.  Così non fu, esattamente venti anni dopo l’Europa fu dilaniata da una nuova devastante guerra.

In quei venti anni vedemmo nascere il nazismo ed il fascismo.

Quali le origini del fascismo in Italia? La paura della nobiltà e della borghesia di azioni politiche di ridistribuzione del reddito e di riduzione del debito dello stato che ne avrebbero fortemente ridotto la ricchezza ed il collegato benessere.

Il bilancio della guerra era stato tragico con circa 650 mila morti. Il Paese era in ginocchio sul fronte dell’economia e il sistema produttivo stentava a riprendersi dopo la guerra.

Francesco Saverio Nitti, presidente del Consiglio, si dimostrava incapace di frenare l’inflazione sempre più galoppante con un costo della vita quadruplicato in pochi mesi. Le folle esasperate saccheggiavano i negozi di generi alimentari, i ceti più abbienti temevano per il loro futuro.

Qualcuno riesce a vedere qualche analogia con l’Italia di oggi?

Nel caso la risposta fosse “sì”, sommessamente, porto alla memoria di tutti il fatto che la soluzione che la borghesia e la nobiltà italiana del tempo ritenne accettabile fu favorire la nascita del fascismo.

Un sistema totalitario che visse a lungo su un patto sociale con il popolo italiano basato sulla tutela della proprietà privata, in particolare impedendo che la sinistra italiana del tempo arrivasse a promulgare una legge patrimoniale.

Gli intellettuali di oggi, lo dico da “cittadino semplice” che ama profondamente la sua Italia, dovrebbero ricordare quel momento della storia e lavorare al superamento di un ceto politico in larga misura inadeguato tornando ad occuparsi in modo concreto ed altruistico della nostra Patria.

La pandemia da COVID, gestita da un ceto dirigente spesso autoreferenziale e corrotto, ha ridotto la Nazione in uno stato “comatoso”.

Qualcuno potrà dire che il ceto dirigente e politico non aveva altra possibilità per salvare vite umane durante la pandemia che fare le scelte che ha fatto e promulgato.

Io, sempre da “cittadino semplice”, guardo ad oltre oceano e mi convinco che copiare le scelte degli Stati Uniti in Florida o Texas sarebbe stato molto meglio che copiare le scelte fatte a New York.

I risultati parlano negli USA e, purtroppo, parlano anche in Italia.

Purtroppo la politica molto spesso ragiona per convenienze, appartenenze, schieramenti e non con lungimiranza e saggezza.

Oggi la partitocrazia italiana è fortemente delegittimata. Quasi ilare vedere politici di lungo corso dichiarare che negli ultimi venti anni in Italia non sono state fatte scelte lungimiranti. Sommessamente, sempre da “cittadino semplice”, chiedo loro se chi fa queste dichiarazioni oggi è il fratello gemello, oppure un avatar, di quello presente in Parlamento negli ultimi decenni.

L’Italia, la nostra amata Italia, oggi necessità di un nuovo ceto politico con caratteristiche che lo renda autorevole di fronte alla maggioranza degli italiani.

Un ceto che abbia nella competenza, nell’altruismo e nella saggezza forti elementi cardine dei propri comportamenti.

Purtroppo non riesco a vedere, almeno per ora, emergere quanto io auspico vedere.

In piazza solo urlatori che scimmiottano il Movimento 5 Stelle ante litteram.

Per fortuna, ne sono totalmente certo, l’Italia ha fra i miei compatrioti molti italiani con le caratteristiche da me così fortemente agognate.

Sperando di essere ancora in tempo, è arrivato il momento di ricordarsi Guareschi e, sia se centristi sia se più marcatamente di una parte laterale dell’emiciclo della politica, fare un passo avanti e dire “presente”.

In caso contrario la storia, molto probabilmente, si ripeterà con un nuovo “Salvatore della Patria”.

Cui prodest?

Ignoto uno

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