SOLIDARIETA’ PAROLA ABUSATA

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I CANTIERI DI DANZICA

Nel 1980 un operaio urlò “Solidarnosc” e l’Europa iniziò a tremare, il mondo a cambiare.

Al tempo i leader del mondo erano “gente tosta”. Gente credibile, efficiente ed efficace. Tutti i leader e tutti leader delle loro genti. Soprattutto erano persone al servizio del mondo che governavano.

Parliamo del presidente statunitense Reagan, uno che solo gli stolti possono identificare come un “attore prestato alla politica”, di un leader sovietico che aveva lanciato un progetto rivoluzionario nel suo stato, la Perestroika, come Gorbachev, di un immenso Papa come Giovanni Paolo II, uno che rivoluzionerà la Chiesa ed il mondo, uno che riempiva di giovani le piazze di tutto il mondo, uno che alle proprie esequie vide, fatto storico, ben quattro presidenti degli Stati Uniti presenti ma, soprattutto, vide tre milioni di persone semplici portare il loro ultimo saluto al grido “santo subito”. Statisti e leader che possedevano le parole che usavano e ne comprendevano le conseguenze.

Chi usa quelle stesse parole oggi?

Che cosa è la “solidarietà” e come si declina nel mondo globalizzato ma fintamente “globale” di oggi? Quali le conseguenze di una solidarietà “disomogenea” e, spesso, strumentalizzata?

Quali le conseguenze di parole pesanti usate senza conoscerne preventivamente le conseguenze da leader molto, purtroppo veramente molto, approssimativi?

Solidarietà parola globale, oggi come ieri, appunto. Arma oggi come ieri. Slogan più oggi che ieri.

Solidarietà parola spesso abusata allorquando si ragiona di quanto l’etica, altra parola abusata, impone agli altri, sempre agli altri, di fare.

Solidarietà parola divenuta, sempre oggi, divisiva.

Solidarietà una vera e propria arma di alcuni contro altri. Utile per puntare il dito verso chi non è dei “tuoi”. Sempre “loro” devono fare “di più”.

Solidarietà, ovvero il “potere dei più buoni”. Solidarietà che, spesso, si trasforma nel fare il “bene” con i “soldi degli altri”, con “la cultura degli altri”, con “gli Stati degli altri”.

Spesso ci si rende conto che “solidarietà” e “altri” sono parole, concetti, che camminano insieme.

Solidarietà che dovrebbe essere espressa da un “atto”, una manifestazione, un sostegno, un comportamento e che, invece, si rappresenta spesso, troppo spesso, con un “commento” sui comportamenti degli “altri”, ovviamente sempre additandone gli errori.

Guardiamo la nostra Europa, quella governata dai “più buoni”, gli “europeisti filo globalismi”, che dicono agli altri cosa devono fare gli “altri”.

Sempre gli altri, ove si stigmatizzano certi “muri”, magari voluti dal “nemico numero uno” piuttosto che dal “popolo eletto”.

Gli “altri” per certi “globalisti” sono i “cattivi”, ovviamente gli “unici cattivi”.

Pensiero unico, mediaticamente governato, filosoficamente imposto.

La “solidarietà” si esprime nelle forme e nelle parole di questo pensiero, l’unico. Vietato rappresentare un pensiero, modello, schema di “solidarietà” diverso. Il “pensiero dei più buoni” non può avere confronti.

Che cosa è la “solidarietà” in termini generali, anche andando oltre al pensiero dei più buoni?

Sul piano etico e sociale la solidarietà è un rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività.

Collettività che appartiene ad un medesimo insieme sociale, fino alla visione più ampia, globale appunto, non per forza “globalista”, del mondo.

Appartenenza che richiama ad una responsabilità condivisa, non subita. Responsabilità equilibrata, sostenibile.

Questo è il ragionamento centrale per molti dei principali temi dell’agenda politica mondiale, europea ed italiana.

Peccato che viene applicato con forti dissimmetrie dai “più buoni”.

I migranti, l’ambiente, la redistribuzione dei redditi, le migrazioni sono tutti temi che richiedono una idea condivisa di solidarietà.

Idea condivisa sia all’interno della nazione, sia a livello europeo che globale.

Idea che deve contenere un “valore positivo” per tutti. Valore chiaro, visibile, condiviso, riconosciuto.

Poco significativo, per esempio, parlare di riscaldamento globale, ambiente, regole contro l’inquinamento se i valori da essi rappresentati non sono globalmente condivisi e, conseguentemente, anche le azioni ad essi collegati. I “vantaggi” portatori di equilibri equanimi per tutti. Stati e singole persone.

Bello parlare di tutela dell’ambiente, ma poco serio se la Cina, come ci informa un rapporto di maggio 2021 realizzato dal Rhodium Group, nello stesso anno ha contribuito per oltre il 27% delle emissioni globali totali, superando di gran lunga gli Stati Uniti, che hanno contribuito per l’11%. Le emissioni vagano per i cieli, lo sappiamo, ma i maggiori costi per la produzione di energia elettrica causano chiusure di attività economiche, perdite di posti di lavoro e di competenze qui nel nostro bel paese. In Italia, ora non nel 2030.

Egualmente vale per la “rivoluzione elettrica” dell’autotrasporto. Poco vale l’immenso sforzo di rinnovamento del parco auto se il leader mondiale nella produzione di batterie al mondo è la Cina rendendo tutta la filiera produttiva dipendente dalle scelte di quella nazione con conseguenti immensi tagli dei livelli occupazionali in Europa ed, in particolare modo, in Italia. Senza poi voler mai ricordare che le batterie vanno smaltite. È vero che qualche scienziato propone di smaltirle su Marte, credetemi non è una battuta di spirito, e che qualche politico, forse strumentalmente a suoi disegni, lo ascolta pure, ma noi “normo dotati” andiamo a documentarci sui tempi di smaltimento degli accumulatori sul pianeta terra e qualche domanda sul “disegno globale” dobbiamo farcela.

Migranti, povera gente non vi è dubbio, ma siamo sicuri che la politica del “venite e fate quel che volete” sia la più etica?

Oltretutto basata sul “porte aperte” in Italia, ma chiuse in Europa?

Chi ne ha vantaggi? Chi svantaggi?

Le risposte potrebbero non essere favorevoli ai migranti ed a molti italiani.

Potrebbero essere favorevoli ai soliti “più buoni”, anche credenti.

Oggi, infatti, non abbiamo ne un Reagan, ne un Giovanni Paolo II.

Abbiamo un Putin, ma non basta.

La solidarietà, la pace, richiedono che tutti siano adeguati e “pari”, non “più buoni”.

Da uomo di pace mi viene da dire: ridateci i “cattivoni”, quelli dei “muri”. Loro cercavano gli equilibri ….. bella gente i “cattivoni”, vivevamo tutti con un futuro sicuro e sereno, addirittura democratico.

Nel mondo si riusciva a svolgere anche quel rivoluzionario atto democratico che si rappresenta nel voto.

Ignoto Uno

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