IL PARADOSSO ITALIANO

In questo Paese si disincentiva chiunque a essere più produttivo. Guardate il grafico pubblicato in questi giorni dai maggiori quotidiani economici che mostra la nuova Irpef a 4 aliquote. Passare ad esempio da 38 mila a 41 mila euro vuol dire guadagnare la stessa cifra e lavorare per lo Stato:

ad esempio ; 75.000 euro lordi l’anno per un dipendente pubblico o privato significa invece essere benestanti (e tendenzialmente tranquilli). discorso diverso è per i professionisti , e le partite iva

75.000 euro di fatturato annuo per un libero professionista, una ditta individuale (o ovviamente un’azienda), significa nella maggior parte dei casi chiudere .

Un Paese che non sa riconoscere il valore di imprese e professionisti, minacciando ogni giorno la loro sopravvivenza e favorendo sistematicamente nelle sue azioni solo i privilegi accumulati dai dipendenti pubblici (e anche nel lavoro dipendente privato), è un Paese destinato all’ipocrisia e ad accumulare debiti.

Naturalmente non desidero mettere in contrapposizione lavoratori dipendenti, con gli autonomi,

il mio intento è quello di far intendere che non è più possibile continuare con una politica fiscale disastrosa e nemica di alcune categorie di lavoratori, e che presenta una riforma accroccata.
Poi a questo aggiungiamo pure il sommerso del lavoro in nero che riguarda tanti dipendenti pubblici e privati e tantissimi – è vero – professionisti e imprese.
E così è spiegato questo Paese che non conosce sè stesso, soprattutto quando chiede proprio agli invisibili con partita IVA, quelli che le tasse le pagano ogni giorno con fatica incredibile, di contribuire a salvarlo

quale e’ il vantaggio ad impegnarsi di più???

una visione totalmente distorta che questo Paese ha dei suoi professionisti e delle sue imprese.

Da anni abbiamo le aliquote fiscali tra le più alte d’Europa, i peggiori servizi pubblici e soprattutto la minore propensione a supportare i nostri cervelli.

Vogliamo continuare cosi’?

Giovanni De Ficchy

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