La Crisi del Dragone

0
28

di Giovanni de Ficchy

“Data la dimemsione dell’economia cinese e del suo sistema finanziario, come anche i suoi estesi rapporto commerciali col resto del mondo, gli stress finanziari in Cina potrebbero danneggiare i mercati finanziari globali attraverso un deterioramento della propensione al rischio, e porre rischi alla crescita economica globale, oltre che impattare sugli Stati uniti”, segnala la Fed.

“Un improvviso inasprimento delle condizioni finanziarie, eventualmente innescato da un aumento del rendimento dei bong nelle economie avanzate o da un deterioramento della propensione globale al rischio, potrebbe spingere verso l’altro il servizio del debito per le economie emergenti (tra le quali la Cina, ndr.), sia il debito sovrano sia quello delle imprese, e mettere sotto pressione i sistemi finanziari delle economie emergenti”, spiega ancora la Fed.
“Diffuse e persistenti pressioni sulle economie emergenti – sostiene ancora il rapporto – potrebbero, a loro volta, avere ripèrcussioni per il sistema finanziario Usa a causa della sua diretta esposizione alle imprese e al debito sovrano dei mercati emergenti e attraverso l’esposizione indiretta attraverso le aziende Usa con forti legami con le economie emergenti”.

La bolla immobiliare si è rivelata essere un problema più grosso di quello che si pensava. E alla fine ci ha rimesso il Pil del Dragone. Ora Pechino può decidere se affidarsi al fato o aumentare la propria presenza nel mercato

Dalla crisi del mattone a un rallentamento generalizzato della seconda economia globale. La Cina della bolla immobiliare, del Pil al rallentatore e della repressione tecnologica vive settimane difficili, con i piani di crescita di Xi Jinping saltati un poco alla volta. La colpa? Sempre lui, il mercato immobiliare. China Briefing ha appena redatto un report sulla crisi del Dragone, da cui emerge il filo rosso che collega il collasso del mattone, di cui il caso Evergrande è emblema, alla frenata dell’economia.

Premessa. Il Pil cinese è cresciuto solo del 4,9% nel terzo trimestre. E “la crisi immobiliare del Paese è all’origine di questi problemi, per il semplice motivo che il mercato del mattone è diventato l’investimento dominante in Cina, anche perché non esiste una tassa sulla proprietà: ciò significa zero costi per mantenere gli appartamenti quando i prezzi aumentano. Di conseguenza, l’80% della ricchezza delle famiglie è oggi legata al settore immobiliare”, si legge nell’analisi di China Briefing.

La bolla del mercato immobiliare in Cina si sarebbe creata a partire dalla crisi finanziaria del 2008, quando il governo adottò importanti misure di stimolo economico per sostenere il Paese. L’idea era quella di creare molta liquidità per mantenere alti gli investimenti e proteggere l’occupazione. Il piano risultò efficace e l’economia crebbe immediatamente, soprattutto nel settore immobiliare, in cui parallelamente nacque la diffusa speculazione che oggi ha portato al sovraccarico immobiliare.

Per anni in Cina si sono costruite case su case, vere e proprie nuove città in grado di ospitare centinaia di migliaia di nuovi abitanti. Attualmente il governo di Pechino sta mettendo in atto numerosi interventi per limitare i danni provocati dal crollo di Evergrande e dalla crisi del real estate. Nel frattempo, secondo quanto riposta l’Economist, un quinto di tutte le abitazioni della Cina rimane vuoto. 

Giovanni De Ficchy

Web Reporter

Rispondi