MUSICA E BIRRA – Parte 3

La birra è sicuramente una bevanda assai antica. Com’è lecito rintracciare la culla della civiltà nell’Africa nordorientale e in Medio Oriente, così pure va localizzata in quelle regioni l’origine della birra e del suo processo di fabbricazione. Si è scoperto che l’arte della produzione della birra era tenuta in grande considerazione più di 5000 anni fa, sia in Egitto, sia in Mesopotamia, paesi dove venivano prodotte in gran quantità diverse varietà della bevanda. Il dotto greco Eschilo (525-456 a.C.) conferma che era risaputo che gli Egiziani avevano inventato la birra prima che fosse stato ideato il vino. Le popolazioni che vivevano in zone dal clima non favorevole alla coltivazione della vite e che non erano quindi in grado di produrre vino, estraevano i liquori da altri frutti o cereali. Tra tutte queste varietà non ve n’era alcuna più comune di quelle estratte dall’orzo, che Senofonte (430-355 a.C.) e Aristotele (384-322 a.C.) (come da citazione di Ateneo) chiamò vino d’orzo. L’arcivescovo ROLLESTONE notò che i Greci vivevano bene e apprezzavano una bevanda che essi chiamavano “il liquore della vita”. Sabarum o Sabara, era un altro nome dato al vino d’orzo, usato tra i dalmati e gli abitanti della Pannoia. La parola sabarum è certamente di origine ebraica, da cui deriva Sabazio, nome con il quale Bacco era conosciuto in alcune culture, come riferito da Aristofane (257-180 a.C.) Il console e studioso romano Plinio il Giovane (62-113 d.C.) calcolò che nel primo secolo erano state inventate in Europa almeno 195 varietà di tali bevande. Il celebre dotto latino, San Geronimo (340-420 d.C.) cita, dal canto suo, la birra, il sidro, l’idromele e il vino di palma. Cerevisia era un’altra parola latina usata per definire il vino d’orzo.
Nel citare questo nome, Plinio afferma che veniva utilizzato in Gallia. Cerveza e cerveja, i termini rispettivamente spagnoli e portoghesi che designavano la birra, derivano sicuramente da cerevisia. È chiaro che in paesi dal clima non adatto alla coltivazione dei vigneti, come la Gran Bretagna o la Scandinavia, esisteva una bevanda forte e gradevole, ricavata dall’orzo. Ateneo scrisse in Dio l’Astratto che essa fu inventata a beneficio dei poveri, che non erano in grado di acquistare il vino, ma la sua fortuna non restò circoscritta ai poveri. Le tecniche di preparazione del malto e di produzione migliorarono man mano, e la birra iniziò ad essere apprezzata anche dai ricchi. In seguito vennero usati anche altri cereali, e Giuliano l’Apostata si riferì alla birra come “frutto del grano” e la definì “vino senza vino”. In una biografia di San Colombano (589-610 d.C.) si legge che “quando si avvicinava l’ora del ristoro, il responsabile del refettorio si adoperava per servire la birra (cervesiam), che si ottiene pestando il grano e l’orzo e ricavandone un mosto che tutte le nazioni della terra usano, vale a dire Gallia, Gran Bretagna, Irlanda, Germania e altre dagli usi non dissimili ad esse – eccetto Scordisci e Dardani, che abitano ai margini dell’oceano. In Europa durante il Medioevo, ogni città aveva numerose fabbriche di birra, e questa veniva consumata in gran quantità. Secondo stime affidabili ogni abitante consumava fino a 800 pinte (300-400 litri) di birra all’anno. La birra era un elemento basilare della dieta medievale. Questa, il cui processo di fabbricazione prevedeva la cottura, era sostanzialmente priva di germi, il che significava che costituiva una valida alternativa all’acqua potabile, in realtà altamente inquinata. Il periodo di prosperità per l’industria della birra, il cui prodotto veniva sempre venduto nelle immediate vicinanze del luogo di produzione, raggiunse l’apice verso il 1500. Il consumo della bevanda diminuì dopo il 1650, a causa dell’aumento di prezzo dovuto alle maggiori tasse, dello scadimento della qualità del prodotto e della crescente popolarità di altri nuovi prodotti quali gin, vino, tè, caffè, latte cacao. James Samuelson, nella sua Storia delle bevande, scritta nel diciannovesimo secolo, ritenne che il popolo cinese fosse a conoscenza e assai pratico dell’arte della fermentazione. Egli citò questi versi, contenuti in un libro cinese di poesia, scritto verso il 1116 d.C.  :

 “Osserva le grandi coppe di corno

Portate in ordine nelle loro fila!

Non suscita condotta violenta;

Di certo ringraziamenti si affrettano ad offrire

Al Signore per virtù così perfette”

 “Fin dai tempi più remoti, se ne abusò a tal punto che nel 1836 a.C. l’imperatore Kya, il Nerone cinese, ordinò a 3000 dei suoi sudditi di tuffarsi in un vasto lago che aveva appositamente predisposto e riempito della bevanda, mentre nel 1120 a.C. Chin-vang ritenne prudente riunire i principi, al fine di sopprimere la produzione, poiché era fonte di infinite sfortune all’interno dei suoi possedimenti. La coltivazione della vite è conosciuta e praticata in Cina fin dai tempi più remoti. Infatti tutte le canzoni che ci rimangono a partire dalle dinastie più antiche, fino a quella di Han, che ebbe inizio nel 206 a.C. , confermano tale opinione”.            

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Redatto Da Giovanni De Ficchy Ed Eros Spada

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